Premio Letterario Internazionale di Narrativa e Poesia "Giorgio La Pira"

Il mondo di oggi ha bisogno sempre più di persone che sappiano “convertire in investimenti di pace gli investimenti di guerra, trasformare in aratri le bombe, in astronavi di Pace i missili di guerraGiorgio La Pira

venerdì 25 settembre 2015

Trentatreesimo Premio Letterario Internazionale “GIORGIO LA PIRA” risultati della commissione giudicatrice


Sezione Narrativa

Primo premio all’opera “Chagarrata” di Lazzaro Luigi, Pescara
Secondo premio all’opera  “12 Agosto 1944” di Scarpellini Alessandro, Cascina
Terzo premio all’opera “Insonnia e altre sciagure” di Mitidieri Giuditta, Montale

Segnalazioni:
“Merendine di Natale” di Spagnoli Raffaello, Bovezzo
“Thanks” di Spadafora Serafina, San Giovanni Iato
“L’uomo delle nuvole” di Curatolo Roberto, Milano
“Io credo” di D'Andria Caterina, Pistoia




Sezione Poesia

Primo premio all'opera "Faville di tanta intensità" di Caso Giovanni, Siano
Secondo premio all'opera "Lampedusa" di Consoli Carmelo, Firenze
Terzo premio all'opera "Andare" di Capriotti Antonio, San Benedetto del Tronto

Segnalazioni:
"Il sangue dei migranti" di Gambaruto Leila, Chieri
"Notturno" di Valentini Amelia, Pescara
"Il tesoro più grande" di Aloia Anna, Pantelleria
"Voglia di vivere" di Orifici Rabe Rosita, Messina

Manifestazione di premiazione 29 Novembre 2015

giovedì 20 agosto 2015

IL CENTRO STUDI "DONATI" RICORDA DE GASPERI, DON MINZONI, DONATI: tre "grandi" della nostra storia.

…per fare memoria
 
Di Giancarlo Niccolai *


Il Centro Studi "G. Donati" di Pistoia, ha emesso un documento per fare “memoria" in occasione dell'anniversario della morte di Giuseppe Donati, Alcide De Gasperi, Don Giovanni Minzoni, avvenuta nel mese di agosto; tre "grandi" della nostra storia.

GIUSEPPE DONATI

E' stato una delle figure più significative del cattolicesimo democratico italiano e certamente del giornalismo cattolico.
Instancabile, disponibile ad ogni rischio, democratico impertinente .E' stato soprattutto un credente autentico, mistico insieme, uomo d'azione, coraggioso sino all'imprudenza, precursore ecumenico, organizzatore e quindi leader politico. A noi lascia come "lezione" il dovere dell'intransigenza.

ALCIDE DE GASPERI

Coerente, uomo di fede e grande leader politico, riassume nella sua lezione civile e morale di statista i valori più autentici della tradizione e dell'esperienza democratico cristiana. De Gasperi vede nel processo di unificazione europea, l'antidoto ai pericoli nazionalisti. L'incontro straordinario con Adenauer e Schumarn, nacque il "progetto Europa" per una sfida ai nazionalisti.

DON GIOVANNI MINZONI

Seguì la propria vocazione sacerdotale in quel di Ravenna, un ambiente senz'altro poco fertile a sostenerlo. Minzoni, tuttavia, custodì gelosamente questa sua vocazione. Si impegnò in azioni sociali e l'organizzazione dei contadini e degli operai. Le sue armi furono la fede in Dio, l'attenzione verso i sofferenti, i deboli e i poveri.
Don Minzoni aveva speso la sua vita in semplicità con un agire essenziale e soprattutto nella profonda convinzione religiosa. Fu barbaramente trucidato dai fascisti ferraresi che intesero così di soffocare una voce e una vita che additava a tutti la strada inconfondibile del Vangelo.



*Presidente del Centro Studi "G.Donati" di Pistoia


Pistoia,16 Agosto 2015

mercoledì 22 luglio 2015

Chiti: «Sui temi sensibili resti il bicameralismo»



Dal quotidiano Avvenire

Angelo Picariello
14 luglio 2015



Avviare un confronto serio al Senato dentro il Pd, evitando la scorciatoia dei «transfughi». Vannino Chiti spiega la sua proposta, firmata da 25 senatori Dem, che mette insieme risparmi per 120 milioni con i tagli alle indennità (pur re-introducendo i senatori eletti) e attribuisce maggiori funzioni al Senato rispetto al testo licenziato dalla Camera: «Se l’Italicum risolve il problema della governabilità, non ha alcun senso tenere anche i temi sensibili - dall’intesa con le confessioni religiose alla bioetica, dalle unioni civili al fine vita - nelle materie di governo riformabili col voto di una sola Camera».


Il governo, con il ministro Boschi, si dice disponibile a non forzare i tempi.
Un segnale positivo. Che però può essere finalizzato a due scopi del tutto diversi, ampliare la base del consenso, o creare di un gruppo di cosiddetti "responsabili". Ma il trasformismo è un male delle istituzioni, che toglierebbe ogni credibilità alla riforma.


I senatori, senza vincolo di mandato, potranno dissentire da mutamenti di rotta del proprio partito?
La Costituzione chiama in causa la libertà di coscienza dei singoli parlamentari, ma il fenomeno, qui, è l’esatto contrario: è un dare un prezzo alla propria coscienza in base alla convenienza del momento. Una cosa è cercare il dialogo con i gruppi di Forza Italia, M5S, Sel, Lega (tutti convinti che si debba superare il bicameralismo paritario) per avere il consenso più ampio, rispettando le convinzioni dei singoli. Altra è assecondare fenomeni di frammentazione per evitare il confronto nel Pd.


Di quanto tempo c’è bisogno per completare l’iter?
Se l’intesa da cercare al Senato coinvolgerà anche i gruppi della Camera si può fare in modo che il successivo passaggio a Montecitorio avvenga senza modifiche, evitando ulteriori ping pong. Di modo che per marzo la riforma sia completa, e il referendum si possa tenere per giugno 2016. Ma noi crediamo si debba andare oltre: stipulando un patto che porti a concludere la legislatura regolarmente, nel 2018.


Da Renzi intravede maggiore disponibilità?
È stato lui stesso ad affermare che dopo l’approvazione dell’Italicum vanno valutati nuovi pesi e contrappesi. Come base di partenza una sola Camera che dia la fiducia e abbia l’ultima parola sulle leggi non bicamerali e un Senato ridotto a soli 100 componenti può trovare un consenso quasi unanime. Noi aggiungiamo che si potrebbe intervenire anche sul numero dei deputati, riducendoli a 500, mentre pensiamo che i senatori debbano essere eletti su base regionale con metodo proporzionale, nella stessa tornata che rinnova i Consigli regionali.


Ma Renzi aveva già annunciato che nessun senatore sarebbe stato più eletto.
È già una riduzione scendere da 315 a 100, noi aggiungiamo il taglio di 130 deputati. In più proponiamo un taglio delle indennità da parametrare a quella del sindaco di Roma, che è meno della metà dell’attuale, intorno ai 5mila euro mensili. Con un risparmio complessivo di circa 120 milioni. Inoltre l’elezione diretta dei senatori ne renderebbe più forte la legittimazione, evitando duplicazioni di incarico per consiglieri regionali e sindaci, come è adesso.


E sarebbe funzionale all’ampliamento delle loro materie di pertinenza.
Certo. Fin qui il Senato, nel testo approvato a Montecitorio, interviene sulle leggi costituzionali, leggi elettorali e trattati dell’Unione Europee. Nel nostro documento chiediamo che la Camera si limiti a decidere in unica lettura sulle materie oggetto del programma di governo, e vadano quindi escluse le materie inerenti gli articoli 7 e 8, il Concordato con la Chiesa cattolica e le intese con le confessioni religiose. Altrettanto, temi come il fine vita, o le materie bioetiche, richiedono approfondimento e non la fretta e la determinazione dell’azione di governo, ed è bene che mantengano carattere bicamerale.


Saranno d’accordo nel suo partito, che manifesta fretta sulle unioni civili?
Al di là dei diversi convincimenti che ci possono essere, rispetto a certe tematiche bisogna avere l’umiltà e la pazienza di sciogliere i nodi con l’ascolto e non con i colpi di spada. Se parliamo di pesi e contrappesi, per l’Italicum, aggiungere sul treno rapido della governabilità anche un vagone con questi temi delicati sarebbe un grave errore.


Le battute telefoniche in questi giorni finite sui giornali non rischiano di avvelenare il clima nel dialogo del Pd?
Certo, non aiuta l’idea di una politica che vive di trappole. Certe conversazioni - al di là della loro pubblicazione, discutibile - non ci dovrebbero essere, danno l’idea di una politica che è degenerata nel nostro Paese. La storia della compravendita dei senatori è una vicenda brutta, e più brutto ancora sarebbe archiviarla con l’indifferenza, o peggio, pensare di fare le riforme con processi che evochino di nuovo fenomeni di trasformismo.

giovedì 9 luglio 2015

Grasso risponde a Niccolai: "Memoria e testimonianza alla base della democrazia"

http://www.reportpistoia.com/pistoia/item/24466-grasso-risponde-a-niccolai-memoria-e-testimonianza-alla-base-della-democrazia.html

Centro Sudi “G. Donati”: Pistoia si prepara ad accogliere le XXXIII Giornata Internazionale della Pace “Giorgio La Pira”.


Nel quadro della XXXIII Giornata Internazionale della Pace, della Cultura e della Solidarietà che si svolgerà a Pistoia Domenica 29 Novembre p.v. con il tema “Popoli solidali, ponti di pace nel mondo col coraggio della legalità, accoglienza e riconciliazione” si svolgerà la manifestazione del Premio Internazionale di narrativa e poesia “Giorgio La Pira”, uno degli avvenimenti letterari di spicco per la città di Pistoia.
L’iniziativa, ideata e organizzata dal Centro Studi “G. Donati”, giunge quest’anno alla XXXIII edizione. Il Premio letterario si ispira a Giorgio La Pira, figura intramontabile della nostra storia e simbolo del Premio stesso che in uno dei suoi tanti messaggi espresse il pensiero di “far convergere le città per far convergere le Nazioni”.
Le sue parole semplici ed universali, la sua testimonianza e la sua lezione, sono il suggello di questo Concorso ed anche il grande soffio di speranza che oggi lievita le coscienze degli uomini, come sottolinea il Presidente del Centro Studi “G. Donati” Giancarlo Niccolai.
Oltre quattrocento sono stati i lavori presentati dai concorrenti, ed in questo periodo le commissioni sono al lavoro per definire i vincitori e segnalati di questa XXXIII edizione.
Oggi più che mai il Centro Studi “G. Donati” avverte l’esigenza di proseguire e rafforzare l’impegno a collaborare con le Istituzioni e con tutti quanti si muoveranno, nella nostra città, per la soluzione dei problemi della comunità con senso di responsabilità.

domenica 21 giugno 2015

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Giancarlo Niccolai
Via Borgo Viterbo 30
51100 Pistoia

                               
                                                                                                                                      Egregio Sig. Dott.
Matteo Renzi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
Roma


“…Per fare memoria…”


Signor Presidente,
Sono a scriverLe in occasione dell’approssimarsi dell’anniversario dell’attentato che ho subito la mattina del 22 Giugno 1977, ad opera dell’organizzazione eversiva Prima Linea, mentre mi recavo al lavoro nell’azienda di cui ero dipendente, la “Breda” di Pistoia.
Caddi gravemente ferito sotto il fuoco delle P38, ed ancora oggi porto i segni di quella inaudita violenza.
Ero un esponente della Democrazia Cristiana.
Ho sempre creduto ad un cambiamento con la forza delle idee.
Il 29 Marzo 2010 mi è stata conferito con decreto del Presidente della Repubblica la medaglia d’oro di “vittima del terrorismo”.
 Quanto fin qui detto non è certo per porre l’attenzione su una storia che risale a quando Lei era ancora bambino, ma solo per condividere una riflessione che si fa sempre più necessaria, soprattutto in questo momento di grandi contrasti sociali e politici, che rischiano di scivolare pericolosamente su crinali di violenza, che mi fanno ritornare a quegli anni troppo spesso messi da parte o dimenticati dagli stessi contemporanei di allora.
 Purtroppo l’Italia dimostra talvolta di dimenticare il suo passato, ma dimenticare significa perderne traccia, non portarne alcun segno alle nuove generazioni.
Sono riuscito, col tempo, a perdonare proprio coloro che mi spararono, ma questo è un percorso personale. Prima che alla mia persona hanno attentato alla libertà del popolo italiano e alla democrazia repubblicana così faticosamente conquistata attraverso il sacrificio di sangue versato da tanti nostri concittadini. Come me quegli anni, definiti poi “anni di piombo” hanno visto vittime del fuoco scellerato di gruppi eversivi centinaia di persone morte e ferite assurdamente.
Memori di tutto questo dovremmo aver cura di non gettare una spugna su di una fase importante della storia del nostro paese. Sempre più, invece, è il rischio di far scivolare nella dimenticanza una storia della quale non si vuol parlare per non far riaffiorare drammi, mai definitivamente risolti, di una stagione che ha rappresentato uno dei momenti più bui della storia della nostra Repubblica.
 Il nostro è un Paese che dimentica troppo in fretta, non riuscendo a fare i conti col proprio passato. Questo stesso periodo storico talvolta è completamente sconosciuto alle nuove generazioni, quei ragazzi che diventeranno presto i nuovi costruttori di quella democrazia mai conquistata una volta per sempre, coniugando la libertà politica con la giustizia sociale.
 Per questo Le chiedo, Signor Presidente, di farsi interprete di una richiesta che si fa sempre più pressante riguardo la necessità di inserire esplicitamente nella formazione dei ragazzi che sono oggi studenti, la memoria di una fase del nostro passato recente che nelle scuole italiane non viene mai approfondita e quasi mai nemmeno accennata nei programmi di storia.
 Dimenticare il passato mette a rischio il futuro di tutti.
 Deve esse questa generazione, insieme a quelle future, a fare memoria, di quanto è accaduto negli anni ’70 perché ciò che è avvenuto non si ripeta, così da poter costruire un mondo dove la politica diventi sempre più strumento per la ricerca del bene comune.
 Ringraziandola per il tempo che ha messo a disposizione la ringrazio per l’attenzione e Le auguro buon lavoro.